LE CLASSI SOCIALI COME BARRIERA
Questa crescita culturale caotica mi provocò un forte disagio nei lavori che facevo. Li sentivo inadeguati alle mie esigenze. Nessuno di essi poteva farmi sentire appagato. Capivo che se fossi rimasto a svolgere un mestiere qualsiasi sarei stato un frustrato a vita.
Come titolo di studio avevo la quarta elementare, ma le mie letture mi avevano dato una maturità sociale molto più alta. Il mio italiano non poteva dirsi perfetto, ma era di buon livello. Anche la mia cultura non era da quarta elementare. Possedevo conoscenze molto più ampie.
Il bar mi aveva fatto frequentare ceti sociali di classe media. Anche gli amici che frequentavo erano di classe media. Ma non ho mai rinnegato i miei amici d’infanzia. Soltanto che la via mi aveva spinto a frequentare altre persone che appartenevano alla classe media.
Ma fino a quell’epoca io non facevo distinzioni di classe. Comunque c’era una spinta in me che mi faceva dirigere verso persone migliori di me. Ma non di proposito. Era una cosa naturale. I miei amici d’infanzia, fintanto che si frequentava la scuola elementare, erano misti. C’era il figlio dell’impiegato, il figlio del professionista, il figlio del mio datore di lavoro, come c’era il figlio dell’operaio e c’era anche il figlio del mendicante.
La separazione avvenne dopo la scuola elementare. Chi se lo poteva permettere proseguiva gli studi. Gli altri andavano nel mondo del lavoro. Ed è da questo momento che il solco tra gli amici di un tempo si incominciò ad approfondire. Chi studiava diventava sempre più maturo intellettualmente. Chi era inserito nel mondo del lavoro rimaneva culturalmente povero. Continuare a frequentarsi diventava di fatto impossibile. Le esigenze erano diverse
Io costituivo un caso a parte. Anch’io mi ero inserito nel mondo del lavoro, ma io ero un lettore appassionato. Intellettualmente io crescevo anche più velocemente dei miei compagni rimasti nella scuola. Io leggevo di tutto. Loro si limitavano alle materie di studio. Ed era questa crescita intellettuale che mi faceva sentire a disagio nel mondo del lavoro manuale.
Ma non sai mai quali sorprese ti riserva la vita. Lavoravo in un negozio come FACTOTUM. Alla cassa spesso c’era una delle figlie del proprietario. Io ne ero preso. Fortemente preso. Lei lo aveva capito. L’avrei sposata volentieri. Ma il fato mi è stato benigno. Se lo avessi fatto ora sarei un negoziante. Magari ricco. Ma solo al pensarlo rabbrividisco. Il mio io inquieto poteva essere soddisfatto solo dalla strada che ho intrapreso successivamente.
Ma non l’ho fatto per merito mio. Fu lei che mi spinse inconsapevolmente sulla strada giusta. Io ancora non avevo capito nulla sulle distinzioni sociali. Anche perché io mi muovevo nella zona di confine di due classi: appartenevo alla classe operaia, ma frequentavo amici di classe media.
Lei era una ragazza diplomata. Figlia di un negoziante benestante e molto conosciuto. Quindi aspirava a fare un “buon” matrimonio. Che non potevo essere io, suo “garzone” di bottega. Per quanto intelligente potessi essere. E me lo confessò in un momento di ammirazione e gratitudine per me.
Era stata “aggredita” verbalmente da un capitano dei carabinieri nel negozio. L’aveva fatta arrivare quasi alle lacrime. Il suo “garzone”, che lavorava nel retrobottega, senti tutto ed intervenne. Tenne testa a quel villano di capitano e lo mise talmente in difficoltà che non gli rimase che chiedere scusa alla ragazza offesa.
Lei, piena di gratitudine per il “garzone”, che aveva saputo difenderla, si confessò. “Senti, Franco, delle volte noi abbiamo dei sentimenti, ma la nostra posizione sociale non ci consente di seguirli”. Avevo capito. Per me non c’era posto. A me toccava la figlia di un operaio, magari anche ignorante.
Quando mi sono sposato ho fatto la controprova. Ero laureato. Insegnavo, anche se ancora non titolare. Mia moglie apparteneva ad una buona famiglia. Maestra elementare titolare. Le chiesi:“se fossi stato un “garzone” di negozio, mi avresti sposato?” “No, non ti avrei sposato”. Mi rispose onestamente.
Questo mi fece capire che la figlia del negoziante aveva ragione. I ruoli sociali erano importanti. L’intelligenza da sola non bastava. Almeno ai miei tempi. Non so se basta ora. Ho aspettato il servizio militare come il momento della liberazione.
Volevo abbandonare la vita civile e intraprendere la carriera militare. Presi, in tutta fretta, il diploma di quinta elementare, che pensavo mi servisse per arrivare al grado di sottufficiale (maresciallo) a fine carriera.
CONTINUA
giovedì 5 novembre 2009
giovedì 29 ottobre 2009
FRANCO FELICETTI’S STORY (9)
GALEOTTO FU IL FUMETTO
Ttutto è iniziato con i fumetti. Prestissimo sono diventato un insaziabile lettore di fumetti. La LETTURA è stata la molla iniziale che mi ha portato dove sono ora. Amavo leggere i fumetti perché avevo la CURIOSITA’’ di sapere come finivano le storie raccontate dalle immagini.
La mia, però, era una curiosità a 360 gradi. Ero interessato a tutto e di tutto volevo sapere. Ho letto i fumetti fino a 9/10 anni. Me li procuravo tra gli amici. Ero riuscito ad averne uno di mia proprietà. Era un fumetto di MANDRAKE. Era molto interessante. Lo scambiavo come potevo. Uno contro tre. Uno contro due, ma anche uno contro uno.
La lettura mi appassionava. Quando rientravo dal lavoro per il pranzo, mangiavo leggendo. In casa dei poveri il cibo è molto semplice. Non hai bisogno di guardarlo per mandarlo giù. È la quantità che ti sazia. Il mio pasto era sempre una “pentola” di pasta “mischiata”. Con patate, con ceci, con fagioli, con lenticchie… ecc.
Se avevo ancora fame c’era un tozzo di pane duro. Il pane fresco era stato bandito dalla nostra casa perché se ne consumava troppo. Mia madre, per risparmiare, si faceva fare, al forno dei contadini, pani di due kg. Ma non lo mangiavamo mai fresco. Prima si doveva fare duro di qualche giorno.
Ecco perché, quando mi sono sposato, a mia moglie, educata a non sprecare nulla, che mi voleva rifilare il pane invecchiato del giorno prima, dicevo: “io mangio solo pane di giornata”. È lei l’ha rifilato alle figlie per qualche giorno. Poi ci sono stati panini di giornata per tutti.
Io non l’avevo mangiato da bambino, se non lo mangiavo neanche da adulto, quando l’avrei mangiato? Nell’al di là? Ma io so che in quel luogo non si ha bisogno di cibo. E così è stato anche per il pollo. Le cosce andavano sempre alle bambine. Ho fatto lo stesso discorso del pane fresco. Da allora in poi, mia moglie comprava sempre solo cosce di pollo per tutti. Giustizia era fatta.
Il tempo dei fumetti, comunque, finì. Avevano svolto la loro funzione. Mi avevano fatto appassionare alla lettura e mi avevano creato il bisogno di qualcosa di più sostanzioso e più aderente alla mia mutata situazione culturale e psicologica. Sono, perciò, passato ai giornaletti settimanali. Il preferito era “L’Intrepido”.
Con i fumetti è stato un taglio netto. Non ho mai più sentito la loro mancanza. E questa si doveva dimostrare una costante nella mia vita. Quando una fase si concludeva il taglio era netto. Dai giornaletti settimanali sono passato alle novelle. Dalle novelle ai romanzi e alla letteratura (che a quei tempi non sapevo cosa fosse).
Ho letto quasi tutte le pubblicazioni della mitica B.U.R. (biblioteca universale rizzoli). Le compravo man mano che uscivano. Tramite la B.U.R. ho letto quasi tutta la letteratura italiana. Io ero solo uno che leggeva per conoscere e capire. Non c’era nessuna finalità nelle mie letture. Né un ordine mentale. Sentivo il bisogno della conoscenza e basta.
Tutte queste letture, però, raggiunsero un risultato importante: mi provocarono una forte voglia di esprimermi. La fantasia non mi mancava ed ero un sognatore. Ho incominciato a scrivere quelle che io chiamavo “poesie”. La metrica non sapevo cosa fosse. Non sapevo nulla di nulla.
Ho scritto anche un poemetto scimmiottando la Divina Commedia. Ricordo che, durante il servizio militare, quando la mia compagnia era consegnata in caserma, organizzavo dei dialoghi alla Socrate con i miei commilitoni. Riuscivo ad interessarli tutti. Avevo una buona logica ed un’ottima dialettica.
Insomma, ero nella prima fase di una crescita culturale. Quella dell’IMITAZIONE, che mi avrebbe portato lontano. Le altre fasi, che ho attraversato progressivamente, erano quella dell’IMITAZIONE CREATRICE e quella della CREAZIONE ORIGINALE.
CONTINUA
Ttutto è iniziato con i fumetti. Prestissimo sono diventato un insaziabile lettore di fumetti. La LETTURA è stata la molla iniziale che mi ha portato dove sono ora. Amavo leggere i fumetti perché avevo la CURIOSITA’’ di sapere come finivano le storie raccontate dalle immagini.
La mia, però, era una curiosità a 360 gradi. Ero interessato a tutto e di tutto volevo sapere. Ho letto i fumetti fino a 9/10 anni. Me li procuravo tra gli amici. Ero riuscito ad averne uno di mia proprietà. Era un fumetto di MANDRAKE. Era molto interessante. Lo scambiavo come potevo. Uno contro tre. Uno contro due, ma anche uno contro uno.
La lettura mi appassionava. Quando rientravo dal lavoro per il pranzo, mangiavo leggendo. In casa dei poveri il cibo è molto semplice. Non hai bisogno di guardarlo per mandarlo giù. È la quantità che ti sazia. Il mio pasto era sempre una “pentola” di pasta “mischiata”. Con patate, con ceci, con fagioli, con lenticchie… ecc.
Se avevo ancora fame c’era un tozzo di pane duro. Il pane fresco era stato bandito dalla nostra casa perché se ne consumava troppo. Mia madre, per risparmiare, si faceva fare, al forno dei contadini, pani di due kg. Ma non lo mangiavamo mai fresco. Prima si doveva fare duro di qualche giorno.
Ecco perché, quando mi sono sposato, a mia moglie, educata a non sprecare nulla, che mi voleva rifilare il pane invecchiato del giorno prima, dicevo: “io mangio solo pane di giornata”. È lei l’ha rifilato alle figlie per qualche giorno. Poi ci sono stati panini di giornata per tutti.
Io non l’avevo mangiato da bambino, se non lo mangiavo neanche da adulto, quando l’avrei mangiato? Nell’al di là? Ma io so che in quel luogo non si ha bisogno di cibo. E così è stato anche per il pollo. Le cosce andavano sempre alle bambine. Ho fatto lo stesso discorso del pane fresco. Da allora in poi, mia moglie comprava sempre solo cosce di pollo per tutti. Giustizia era fatta.
Il tempo dei fumetti, comunque, finì. Avevano svolto la loro funzione. Mi avevano fatto appassionare alla lettura e mi avevano creato il bisogno di qualcosa di più sostanzioso e più aderente alla mia mutata situazione culturale e psicologica. Sono, perciò, passato ai giornaletti settimanali. Il preferito era “L’Intrepido”.
Con i fumetti è stato un taglio netto. Non ho mai più sentito la loro mancanza. E questa si doveva dimostrare una costante nella mia vita. Quando una fase si concludeva il taglio era netto. Dai giornaletti settimanali sono passato alle novelle. Dalle novelle ai romanzi e alla letteratura (che a quei tempi non sapevo cosa fosse).
Ho letto quasi tutte le pubblicazioni della mitica B.U.R. (biblioteca universale rizzoli). Le compravo man mano che uscivano. Tramite la B.U.R. ho letto quasi tutta la letteratura italiana. Io ero solo uno che leggeva per conoscere e capire. Non c’era nessuna finalità nelle mie letture. Né un ordine mentale. Sentivo il bisogno della conoscenza e basta.
Tutte queste letture, però, raggiunsero un risultato importante: mi provocarono una forte voglia di esprimermi. La fantasia non mi mancava ed ero un sognatore. Ho incominciato a scrivere quelle che io chiamavo “poesie”. La metrica non sapevo cosa fosse. Non sapevo nulla di nulla.
Ho scritto anche un poemetto scimmiottando la Divina Commedia. Ricordo che, durante il servizio militare, quando la mia compagnia era consegnata in caserma, organizzavo dei dialoghi alla Socrate con i miei commilitoni. Riuscivo ad interessarli tutti. Avevo una buona logica ed un’ottima dialettica.
Insomma, ero nella prima fase di una crescita culturale. Quella dell’IMITAZIONE, che mi avrebbe portato lontano. Le altre fasi, che ho attraversato progressivamente, erano quella dell’IMITAZIONE CREATRICE e quella della CREAZIONE ORIGINALE.
CONTINUA
lunedì 26 ottobre 2009
BERSANI, L’ULTIMO UTILE IDIOTA?
L’utile idiota è una figura creata dal comunismo sovietico. Fu Lenin a crearla. Quando non era politicamente conveniente apparire con la propria immagine di partito comunista, si metteva in primo piano una figura rassicurante di altra forza politica, una persona di solo facciata, che serviva a carpire la benevolenza dell’opinione pubblica in generale. Ma, dietro le quinte, i comunisti esercitavano il vero potere.
Anche se il comunismo sovietico non esiste più, la figura dell’utile idiota non è scomparsa. Le mentalità sono difficile a morire. Si può cambiare pelle, ma la mentalità rimane quasi immutata. E lo rimarrà per generazioni. Sparirà solo nel lunghissimo periodo. In gergo si dice “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.
Nella fusione tra il Partito Democratico di Sinistra (PDS) e la Margherita (ex democristiani di sinistra) c’erano due figure in primo piano: Massimo D’Alema , da parte del PDS, e Ciriaco De Mita da parte della Margherita. Tutti e due troppo caratterizzati per essere messi in prima fila.
Ciriaco De Mita, con la sua intelligenza politica e la sua qualità caratteriale di non reggere la candela a nessuno, incuteva timore. Se si voleva augurare lunga vita al nascente Partito Democratico, Ciriaco De Mita era un uomo da eliminare e, alla prima occasione, fu fatto fuori. Costretto ad autosfrattarsi dal partito.
Massimo D’Alema, più scaltro, ha saputo conservare intatto il suo potere di DEUS EX MACHINA per due motivi. Anche se fortemente caratterizzato come comunista, che aveva frequentato la famigerata “scuola di partito”, dove si formavano le grandi élite del partito comunista, egli seppe far tesoro della politica dell’UTILE IDIOTA sia nel PDS, quando diede la SEGRETERIA DEL PARTITO A FASSINO, UTILE IDIOTA di turno, sia ora nel PD quando ha proposto BERSANI ALLA SEGRETERIA DEL PARTITO.
BERSANI è, e sarà, la LONGA MANUS dell’ultimo VERO CREDENTE DEL COMUNISMO: MASSIMO D’ALEMA. E questa sarà fonte di una SCISSIONE ANNUNCIATA.
Un uomo come Rutelli, di vivace intelligenza, politicamente più ricco, difficilmente catechizzabile, è stato spinto in seconda fila. Questo è stato un grande errore che il PD PAGHERA’ CARO. Ma lo pagherà caro anche l’Italia che non vedrà sorgere quel BIPARTITISMO che era negli auspici di VELTRONI, che, a differenza di D’Alema si è sempre contraddistinto più come LIBERAL che come POST-COMUNISTA.
Questo potrà far piacere a CASINI, che vedrà, finalmente, sorgere quel PARTITO DI CENTRO a cui aspira.
Caro CICCIO DE NAPOLI domanda dobbiamo porcela: riuscirà il nostro utile idiota a salvare il POPOLO DELLA MARGHERITA dalla VOLONTA’ EGEMONICA dei POST COMUNISTI o sarà anch’esso CANNABALIZZATO come è avvenuto per quei socialisti che hanno creduto nella sirena dei comunisti prima e dei post comunisti oggi?
Anche se il comunismo sovietico non esiste più, la figura dell’utile idiota non è scomparsa. Le mentalità sono difficile a morire. Si può cambiare pelle, ma la mentalità rimane quasi immutata. E lo rimarrà per generazioni. Sparirà solo nel lunghissimo periodo. In gergo si dice “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.
Nella fusione tra il Partito Democratico di Sinistra (PDS) e la Margherita (ex democristiani di sinistra) c’erano due figure in primo piano: Massimo D’Alema , da parte del PDS, e Ciriaco De Mita da parte della Margherita. Tutti e due troppo caratterizzati per essere messi in prima fila.
Ciriaco De Mita, con la sua intelligenza politica e la sua qualità caratteriale di non reggere la candela a nessuno, incuteva timore. Se si voleva augurare lunga vita al nascente Partito Democratico, Ciriaco De Mita era un uomo da eliminare e, alla prima occasione, fu fatto fuori. Costretto ad autosfrattarsi dal partito.
Massimo D’Alema, più scaltro, ha saputo conservare intatto il suo potere di DEUS EX MACHINA per due motivi. Anche se fortemente caratterizzato come comunista, che aveva frequentato la famigerata “scuola di partito”, dove si formavano le grandi élite del partito comunista, egli seppe far tesoro della politica dell’UTILE IDIOTA sia nel PDS, quando diede la SEGRETERIA DEL PARTITO A FASSINO, UTILE IDIOTA di turno, sia ora nel PD quando ha proposto BERSANI ALLA SEGRETERIA DEL PARTITO.
BERSANI è, e sarà, la LONGA MANUS dell’ultimo VERO CREDENTE DEL COMUNISMO: MASSIMO D’ALEMA. E questa sarà fonte di una SCISSIONE ANNUNCIATA.
Un uomo come Rutelli, di vivace intelligenza, politicamente più ricco, difficilmente catechizzabile, è stato spinto in seconda fila. Questo è stato un grande errore che il PD PAGHERA’ CARO. Ma lo pagherà caro anche l’Italia che non vedrà sorgere quel BIPARTITISMO che era negli auspici di VELTRONI, che, a differenza di D’Alema si è sempre contraddistinto più come LIBERAL che come POST-COMUNISTA.
Questo potrà far piacere a CASINI, che vedrà, finalmente, sorgere quel PARTITO DI CENTRO a cui aspira.
Caro CICCIO DE NAPOLI domanda dobbiamo porcela: riuscirà il nostro utile idiota a salvare il POPOLO DELLA MARGHERITA dalla VOLONTA’ EGEMONICA dei POST COMUNISTI o sarà anch’esso CANNABALIZZATO come è avvenuto per quei socialisti che hanno creduto nella sirena dei comunisti prima e dei post comunisti oggi?
giovedì 22 ottobre 2009
FRANCO FELICETTI’S STORY (8)
LA SCOPERTA DEL MIO IO
La casa di appuntamento di Napoli era frequentata da donne bellissime e giovanissime. Erano tutte donne che venivano dalla cintura del napoletano. Molte di loro erano, o erano state. Miss del loro paese.
Allora si chiamavano RAGAZZE SQUILLO. Oggi è più “chic” chiamarle ESCORT WOMEN. La loro tariffa era un milione di lire. Una cifra enorme per quei tempi. Venivano perfino preti in CLERGYMEN dal Vaticano per passare qualche ora con loro. Una volta ne trovai uno alla porta. Era molto giovane. Mentre gli stavo dicendo “reverendo questo non è luogo per lei”, la mia padrona di casa, dietro di me, disse: “no!… no!… lo lasci passare”.
Queste ragazze avevano tutte la velleità di sfondare nel cinema. Il loro modello era una ora famosissima attrice. In quei giorni i russi avevano lanciato lo Sputnick nello spazio. La prima nazione ad arrivarci battendo gli U.S.A. e a Napoli correva una “freddura”: “lo sai qual è la differenza tra lo Sputnick e questa attrice? Lo Sputnick è stato lanciato col RAZZO. Questa attrice è stata lanciata col C.”. Questa attrice, in effetti, prima di conoscere l'uomo della sua vita, aveva cambiato molti uomini di peso.
Queste bellissime donne con me avevano fatto amicizia perché mi consideravano di casa. Ero il solo ad abitarci in pianta stabile. Qualcuna, quando faceva molto tardi per rientrare nel proprio paese, mi chiedeva di ospitarla nel mio letto matrimoniale. Loro volevano essere carine con me prima di dormire, ma io non sono mai stato in grado di essere all’altezza, anche se ero tremendamente attratto dalla loro grande bellezza. Navigavo in superficie. In profondità mai!
Loro se ne facevamo un cruccio. Pensavano che la loro “potenza” fosse in declino. Erano abituate a vedere che tutto si alzava in loro presenza. Non avevano nemmeno bisogno di dire: “alzati lazzarone”. Ma io le rassicuravo che il difetto non stava in loro, ma in me.
Ecco perché ho ritenuto fosse giunto il momento di spiegarmi quello che mi succedeva sin da ragazzo. Ma volevo farlo a modo mio. Scientificamente. Avevo appreso che tutti gli studiosi di psicanalisi, per esercitare la quale non c’è bisogno di essere medico, prima di esercitare, DOVEVANO fare esercitazione su se stessi autopsicanalizzandosi. Solo quando l’autoanalisi aveva successo erano pronti per esercitare.
Io volevo fare lo stesso, ma per fini diversi. Volevo AUTOPSICANALIZZARMI per conoscermi meglio. Mi sono, letteralmente, tuffato nello studio di tutti i sacri testi della psicanalisi (FREUD, JUNG, e via di seguito) e di psicologia (PIAGET ed altri). Ho letto e meditato su tutti gli studiosi di psicanalisi e psicologia con tutta la casistica su questo argomento.
AUTOPSICANALIZZANDOMI, sono, finalmente, entrato nella CAMERA BUIA DELLA MIA MENTE e sono arrivato a darmi la risposta che cercavo. Ma ho scoperto anche tante altre cose che si erano ammucchiate negli angoli più recessi della camera buia della mia mente. Alcune positive. Altre negative.
La cosa che mi ha gratificato di più è il fatto che ho PRESO COSCIENZA CHE ERO, E SONO, UN PRECOGNITIVO. LE COSE LE HO SEMPRE VISTE UN TANTINO PRIMA DEGLI ALTRI. Io ritenevo fosse INTUITO. Un intuito molto spiccato, che mi sono sempre riconosciuto. Ma mi sono dovuto arrendere di fronte ai fatti.
L’intuito è legato alle cose immediate e concrete. La PRECONOSCENZA vede un tantino più lontano nel tempo. I francesi chiamano questo fenomeno CLAIRVOYANCE e lo considerano un fenomeno PARANORMALE, che non può essere spiegato dalla scienza.
Comunque, questo studio immane, e il tirocinio che ho fatto a Parigi (di cui parlerò altrove) mi è stato utilissimo nella mia futura professione di docente e di preside. Se professionalmente riuscivo in tante cose è perché avevo imparato a conoscere l’uomo nella sua essenza. Quella nobile e quella meno nobile. Che tutti abbiamo.
Dopo questo studio su di me, sono stato in grado di dire a me stesso che io sono stato il prodotto di quattro elementi fondamentali:
1) La mia natura: il mio cervello aveva, ed ha, un’ottima materia grezza ed era dotato di memoria lunga (il cervello ha due tipi di memoria: quella lunga e quella corta). Mi bastava CAPIRE e la conoscenza era acquisita per sempre;
2) La mia insaziabile CURIOSITA’’, che mi faceva SCAVARE su ogni argomento, su ogni situazione, su ogni avvenimento;
3) Il cinema che mi ha sempre fornito i modelli di riferimento, che non avevo nella vita reale:
4) La mia capacità di AUTOCRITICA, che non si limitava ai miei errori, da cui ho imparato moltissimo, ma era estesa anche ai miei comportamenti meglio riusciti. Ho sempre riflettuto molto su come migliorarmi. Non solo culturalmente, ma anche nei comportamenti.
CONTINUA
La casa di appuntamento di Napoli era frequentata da donne bellissime e giovanissime. Erano tutte donne che venivano dalla cintura del napoletano. Molte di loro erano, o erano state. Miss del loro paese.
Allora si chiamavano RAGAZZE SQUILLO. Oggi è più “chic” chiamarle ESCORT WOMEN. La loro tariffa era un milione di lire. Una cifra enorme per quei tempi. Venivano perfino preti in CLERGYMEN dal Vaticano per passare qualche ora con loro. Una volta ne trovai uno alla porta. Era molto giovane. Mentre gli stavo dicendo “reverendo questo non è luogo per lei”, la mia padrona di casa, dietro di me, disse: “no!… no!… lo lasci passare”.
Queste ragazze avevano tutte la velleità di sfondare nel cinema. Il loro modello era una ora famosissima attrice. In quei giorni i russi avevano lanciato lo Sputnick nello spazio. La prima nazione ad arrivarci battendo gli U.S.A. e a Napoli correva una “freddura”: “lo sai qual è la differenza tra lo Sputnick e questa attrice? Lo Sputnick è stato lanciato col RAZZO. Questa attrice è stata lanciata col C.”. Questa attrice, in effetti, prima di conoscere l'uomo della sua vita, aveva cambiato molti uomini di peso.
Queste bellissime donne con me avevano fatto amicizia perché mi consideravano di casa. Ero il solo ad abitarci in pianta stabile. Qualcuna, quando faceva molto tardi per rientrare nel proprio paese, mi chiedeva di ospitarla nel mio letto matrimoniale. Loro volevano essere carine con me prima di dormire, ma io non sono mai stato in grado di essere all’altezza, anche se ero tremendamente attratto dalla loro grande bellezza. Navigavo in superficie. In profondità mai!
Loro se ne facevamo un cruccio. Pensavano che la loro “potenza” fosse in declino. Erano abituate a vedere che tutto si alzava in loro presenza. Non avevano nemmeno bisogno di dire: “alzati lazzarone”. Ma io le rassicuravo che il difetto non stava in loro, ma in me.
Ecco perché ho ritenuto fosse giunto il momento di spiegarmi quello che mi succedeva sin da ragazzo. Ma volevo farlo a modo mio. Scientificamente. Avevo appreso che tutti gli studiosi di psicanalisi, per esercitare la quale non c’è bisogno di essere medico, prima di esercitare, DOVEVANO fare esercitazione su se stessi autopsicanalizzandosi. Solo quando l’autoanalisi aveva successo erano pronti per esercitare.
Io volevo fare lo stesso, ma per fini diversi. Volevo AUTOPSICANALIZZARMI per conoscermi meglio. Mi sono, letteralmente, tuffato nello studio di tutti i sacri testi della psicanalisi (FREUD, JUNG, e via di seguito) e di psicologia (PIAGET ed altri). Ho letto e meditato su tutti gli studiosi di psicanalisi e psicologia con tutta la casistica su questo argomento.
AUTOPSICANALIZZANDOMI, sono, finalmente, entrato nella CAMERA BUIA DELLA MIA MENTE e sono arrivato a darmi la risposta che cercavo. Ma ho scoperto anche tante altre cose che si erano ammucchiate negli angoli più recessi della camera buia della mia mente. Alcune positive. Altre negative.
La cosa che mi ha gratificato di più è il fatto che ho PRESO COSCIENZA CHE ERO, E SONO, UN PRECOGNITIVO. LE COSE LE HO SEMPRE VISTE UN TANTINO PRIMA DEGLI ALTRI. Io ritenevo fosse INTUITO. Un intuito molto spiccato, che mi sono sempre riconosciuto. Ma mi sono dovuto arrendere di fronte ai fatti.
L’intuito è legato alle cose immediate e concrete. La PRECONOSCENZA vede un tantino più lontano nel tempo. I francesi chiamano questo fenomeno CLAIRVOYANCE e lo considerano un fenomeno PARANORMALE, che non può essere spiegato dalla scienza.
Comunque, questo studio immane, e il tirocinio che ho fatto a Parigi (di cui parlerò altrove) mi è stato utilissimo nella mia futura professione di docente e di preside. Se professionalmente riuscivo in tante cose è perché avevo imparato a conoscere l’uomo nella sua essenza. Quella nobile e quella meno nobile. Che tutti abbiamo.
Dopo questo studio su di me, sono stato in grado di dire a me stesso che io sono stato il prodotto di quattro elementi fondamentali:
1) La mia natura: il mio cervello aveva, ed ha, un’ottima materia grezza ed era dotato di memoria lunga (il cervello ha due tipi di memoria: quella lunga e quella corta). Mi bastava CAPIRE e la conoscenza era acquisita per sempre;
2) La mia insaziabile CURIOSITA’’, che mi faceva SCAVARE su ogni argomento, su ogni situazione, su ogni avvenimento;
3) Il cinema che mi ha sempre fornito i modelli di riferimento, che non avevo nella vita reale:
4) La mia capacità di AUTOCRITICA, che non si limitava ai miei errori, da cui ho imparato moltissimo, ma era estesa anche ai miei comportamenti meglio riusciti. Ho sempre riflettuto molto su come migliorarmi. Non solo culturalmente, ma anche nei comportamenti.
CONTINUA
domenica 18 ottobre 2009
FINI VERSUS BERLUSCONI:MOVIMENTO O PARTITO?
LA NOTIZIA APPARSA SU FACEBOOK: “possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi? “ di Matteo Mezzadri, coordinatore del Pd di Vignola, Modena.
PARLIAMONE
Le differenze di vedute tra Fini e Berlusconi sul partito non sono di poco conto. Sono la spia di due concezioni diverse sulla funzione del partito. Ma sono anche la spia di una profonda differenza tra le due personalità.
Fini è un uomo di apparato, che crede nell’organizzazione territoriale del partito per raggiungere due obiettivi: fidelizzare gli iscritti e organizzare il consenso.
Berlusconi è un battitore libero. Un uomo di spettacolo a cui ogni organizzazione troppo rigida sta stretta. Egli ha bisogno di muoversi liberamente per creare entusiasmo attraverso slogan ed immagini.
Berlusconi è più MOVIMENTISTA che uomo di partito. Fini è l’esatto contrario. Fini è fermamente convinto che il consenso si organizza attraverso il partito. Berlusconi sa che le elezioni si vincono andando alla ricerca di consensi che travalichino il partito.
Egli ha dimostrato, più volte, che le elezioni si vincono puntando sulla figura del Leader, che non deve fare appello solo alla ragione, ma anche, e soprattutto, all’emotività attraverso la coralità della sua azione politica.
La sezione di partito è sempre uguale a se stessa. Il CLUB, il GAZEBO, riescono a catturare il cittadino non impegnato, colui che risponde ad un richiamo emotivo. Il richiamo è il LEADER che lancia messaggi che fanno appello all’irrazionale.
È il leader che gioca liberamente su tutti i fronti. Una tecnica molto sperimentata che usa è il VITTIMISMO. Quando Berlusconi dice che più la MAGISTRATURA LO PERSEGUITA più il suo CONSENSO presso l’OPINIONE PUBBLICA AUMENTA, ha ragione.
La gente lo vede come una vittima di un potere forte. Fa parte della psicologia dell’animo umano avere simpatia per il più debole. È stato sempre così nella storia umana. E’ stato così anche tra ETTORE E ACHILLE.
Le simpatie del lettore dell’Iliade non vanno verso Achille, il forte, l’invincibile, figlio di una dea. Ma vanno verso Ettore, il debole, che combatte per salvare la sua patria dal bruto Achille e dalla sua schiera.
Berlusconi viene visto come l’OUTSIDER che è SCESO IN CAMPO per salvare l’Italia dalle grinfie del COMUNISMO dopo che, nel 1992, la MAGISTRATURA aveva distrutto tutti gli altri partiti democratici.
Ecco perché Berlusconi non ama la rigida organizzazione di partito. Egli deve recitare il ruolo di BATTITORE LIBERO per coagulare intorno a sé quel consenso che non si convoglierebbe mai verso un partito e che altrimenti andrebbe disperso.
Ecco perché egli deve essere CAPOLISTA IN TUTTE LE CIRCOSCRIZIONI. E’ sul suo nome che avviene il miracolo. Senza di lui tutta la struttura crollerebbe. Questo Fini lo ha capito e vorrebbe convogliare il FORTISSIMO CARISMA di Berlusconi dentro il PDL.
Solo se questa operazione riesce ci sarà salvezza per il PDL dopo Berlusconi. Altrimenti subirà un immediato processo di nanizzazione. E per Fini sarà difficile centrare i suoi obiettivi personali.
Il giovane coordinatore del Pd di Vignola, nella sua aberrazione, di cui si è pentito subito, non ha visto male. Il nemico da battere non è il PDL, ma BERLUSCONI. La persona fisica di Berlusconi
PARLIAMONE
Le differenze di vedute tra Fini e Berlusconi sul partito non sono di poco conto. Sono la spia di due concezioni diverse sulla funzione del partito. Ma sono anche la spia di una profonda differenza tra le due personalità.
Fini è un uomo di apparato, che crede nell’organizzazione territoriale del partito per raggiungere due obiettivi: fidelizzare gli iscritti e organizzare il consenso.
Berlusconi è un battitore libero. Un uomo di spettacolo a cui ogni organizzazione troppo rigida sta stretta. Egli ha bisogno di muoversi liberamente per creare entusiasmo attraverso slogan ed immagini.
Berlusconi è più MOVIMENTISTA che uomo di partito. Fini è l’esatto contrario. Fini è fermamente convinto che il consenso si organizza attraverso il partito. Berlusconi sa che le elezioni si vincono andando alla ricerca di consensi che travalichino il partito.
Egli ha dimostrato, più volte, che le elezioni si vincono puntando sulla figura del Leader, che non deve fare appello solo alla ragione, ma anche, e soprattutto, all’emotività attraverso la coralità della sua azione politica.
La sezione di partito è sempre uguale a se stessa. Il CLUB, il GAZEBO, riescono a catturare il cittadino non impegnato, colui che risponde ad un richiamo emotivo. Il richiamo è il LEADER che lancia messaggi che fanno appello all’irrazionale.
È il leader che gioca liberamente su tutti i fronti. Una tecnica molto sperimentata che usa è il VITTIMISMO. Quando Berlusconi dice che più la MAGISTRATURA LO PERSEGUITA più il suo CONSENSO presso l’OPINIONE PUBBLICA AUMENTA, ha ragione.
La gente lo vede come una vittima di un potere forte. Fa parte della psicologia dell’animo umano avere simpatia per il più debole. È stato sempre così nella storia umana. E’ stato così anche tra ETTORE E ACHILLE.
Le simpatie del lettore dell’Iliade non vanno verso Achille, il forte, l’invincibile, figlio di una dea. Ma vanno verso Ettore, il debole, che combatte per salvare la sua patria dal bruto Achille e dalla sua schiera.
Berlusconi viene visto come l’OUTSIDER che è SCESO IN CAMPO per salvare l’Italia dalle grinfie del COMUNISMO dopo che, nel 1992, la MAGISTRATURA aveva distrutto tutti gli altri partiti democratici.
Ecco perché Berlusconi non ama la rigida organizzazione di partito. Egli deve recitare il ruolo di BATTITORE LIBERO per coagulare intorno a sé quel consenso che non si convoglierebbe mai verso un partito e che altrimenti andrebbe disperso.
Ecco perché egli deve essere CAPOLISTA IN TUTTE LE CIRCOSCRIZIONI. E’ sul suo nome che avviene il miracolo. Senza di lui tutta la struttura crollerebbe. Questo Fini lo ha capito e vorrebbe convogliare il FORTISSIMO CARISMA di Berlusconi dentro il PDL.
Solo se questa operazione riesce ci sarà salvezza per il PDL dopo Berlusconi. Altrimenti subirà un immediato processo di nanizzazione. E per Fini sarà difficile centrare i suoi obiettivi personali.
Il giovane coordinatore del Pd di Vignola, nella sua aberrazione, di cui si è pentito subito, non ha visto male. Il nemico da battere non è il PDL, ma BERLUSCONI. La persona fisica di Berlusconi
giovedì 15 ottobre 2009
FRANCO FELICETTI’S STORY (7)
ALLA RICERCA DI ME STESSO
Per ritornare alla mia prof., alias bromuro della sera. Aveva preso la cosa sul serio. Aveva fatto i suoi programmi. Si era messa in testa di sposarmi. Ma io, a quell’epoca, credevo al detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Secondo, prima di accasarmi, volevo conoscere il mondo. Volevo diventare psicologicamente più maturo e, per farlo, dovevo fare molte esperienze, specialmente nei rapporti tra i sessi.
Tuttavia, questo fatto che si era invaghita di me si diffuse in tutta l’università e mi diede molta notorietà. La prof. era una delle più stimate nella nostra facoltà ed io mi trovai al centro di un pettegolezzo infinito nella mensa universitaria.
Tutti volevano sapere come avevo fatto a farla invaghire di me. Io ero al primo anno di università, ma ero più grandicello dei miei colleghi di corso. L’università mi aveva fatto cambiare stile di vita. Mi ha quasi costretto a rivoluzionare il mio ritmo circadiano.
Undici ore di sonno erano troppe. Io volevo, e dovevo, studiare seriamente. Ma volevo anche prendermi i piaceri che un ragazzo sogna a quell’età. Ho diviso la giornata in tre blocchi di otto ore. Otto per lo studio, otto di sonno, otto per il divertimento. Ma questa formula l’ho applicata con molta flessibilità. La notte studiavo dalle 21 alle due. Ma, puntualmente, alle 8, “sveglia al mattino” (la mia preferita) dolcissimamente mi traghettava alla veglia. Altre due ore di sonno le recuperavo nel pomeriggio.
L’amicizia con i clienti del bar, dove lavoravo, mi ha aiutato a scoprire una MIA DIVERSITA’ PSICOLOGICA molto importante. Verso i 13 anni questi amici decisero che era venuto il momento di portarmi a “femmine”. Organizzarono la mia entrata nel sesso praticato con la tenutaria di una casa di appuntamento nella COSENZA STORICA.
Vestivo ancora i pantaloncini. Di soppiatto mi fecero entrare direttamente in una stanza, dove c’era una bellissima ragazza di 18/20 anni che mi aspettava. Non era una professionista. Era una ragazza che guadagnava qualcosa con queste occasioni speciali e riservatissime. Riservatissime anche per il suo anonimato. Io ero un’occasione speciale. Doveva essere lei ad aprirmi ai nuovi orizzonti.
A pensarci ora, la preoccupazione dei miei amici è stata molto affettuosa. Non volevano che io iniziassi con una del mestiere. E credo che quella ragazza sia costata loro un bel po’ di soldi. Tranne io, nessuno dei miei amici ha avuto modo di vederla. La padrona di casa l’aveva fatta entrare da una porta laterale che dava direttamente alla stanza, dove è avvenuto l’incontro.
Poverina, ha tentato in tutti i modi. Non c’è stato nulla da fare. Lei era preoccupata per la sua reputazione. Non l’avrebbero chiamata più. E lei aveva bisogno di guadagnarsi qualche soldo extra. Così decidemmo di inventarci grandi battaglie. Il suo futuro guadagno era salvo. In quanto a me non ero preoccupato. Conoscevo bene me stesso. Sapevo che quella era un’eccezione.
Avevo cinque anni di tirocinio. Avevo scoperto il fai da te ad otto anni. Con i compagni del quartiere giocavamo anche a chi lo faceva arrivare più lontano, Ricordando, ora posso dire che era bello vedere quei 7/8 ragazzi rigorosamente allineati che partecipavano alla gara.
Noi eravamo ragazzi di strada. Ma non come quelli di oggi. Noi eravamo buoni. Facevamo solo marachelle tra di noi. La violenza verso gli altri, o verso le cose, era lontanissima dai nostri pensieri.
Ma, comunque, con mio stupore, ho dovuto scoprire che quella che io ritenevo in’eccezione si ripeteva sempre quando con i miei amici si andava a “femmine” nei “bordelli”. Una cosa avevo confusamente capito. Con un certo tipo di donna non sarei mai potuto andare. Perché mi succedesse questo non sapevo spiegarmelo. Ma, a quell’epoca, non avevo nemmeno gli strumenti intellettuali per tentare una spiegazione. Non sapevo nemmeno che fosse un fatto non fisico, ma psicologico. Sapevo che mi accadeva e basta.
Alla sua spiegazione ci sono arrivato da studente universitario a Napoli. Abitavo, volutamente, in una casa di appuntamento di alto bordo a ridosso della riviera di Chiaia. Avevo scelto quella casa perché volevo avere la massima libertà in entrata e in uscita.
L’esperienza che avevo fatto sul sesso mi aveva fatto capire che il sesso può essere vissuto in due modi: come OSSESIONE SCHIAVIZZANTE INDISTINTA, a cui si finalizza tutto, o come un sereno ed armonioso equilibrio psicofisico tra due persone che si amano..
I due modi non erano e non sono antitetici. Il maschio arriva al secondo solo se il primo è stato esaustivo, se ha subito un’evoluzione a livello psicologico, altrimenti quella carica giovanile ossessiva rischia di portarsela dietro per tutta la vita. Un detto scritto sulle ceramiche paragona l’uomo al treno.
Nell’età giovanile è un ACCELERATO: SI FERMA A TUTTE LE STAZIONI. Ma io preferisco usare l’immagine di un esploratore che sente il BISOGNO BIOLOGICO di piantare una BANDIERINA in ogni lembo di “TERRA” che incontra sul suo CAMMINO CATARTICO.
Perché di un CAMMINO CATARTICO si tratta. Se il giovane è dotato di personalità, non appena raggiunge una maturità psicologica soddisfacente, si libera presto di questa fase INDISTINTA per raggiungere l’ EQUILIBRIO PSICOFISICO della maturità.
La mia FASE CATARTICA non durò molto. Ma fu intensissima. Le mie “fidanzate”, non per mia colpa, ben presto divennero quattro. Compresa la prof.: Sveglia al mattino. Colazione nella tarda mattinata. Pisolino pomeridiano. Il bromuro serale.
La mia padrona di casa mi diceva che, con quel ritmo, sarei finito in un cronicario
Acquistata la mia sicurezza psicologica come uomo, e non nascondo che mi sono appropriato di molti elementi della psicologia femminile, mi resi subito conto che i grandi numeri possono essere racchiusi efficacemente nell’UNA, o, meglio, nella MOLTEPLICITA’ DELL’UNA.
Nel mio ritorno “TRA LA PERDUTA GENTE” di Cosenza, dopo cinque anni di assenza, mi proposi di fare astinenza almeno per un biennio. Sentivo fortemente il bisogno di MONDARMI. Ma il fato volle che incontrassi subito la ragazza che sarebbe diventata mia moglie e madre delle mie tre splendide figlie.
CONTINUA
Per ritornare alla mia prof., alias bromuro della sera. Aveva preso la cosa sul serio. Aveva fatto i suoi programmi. Si era messa in testa di sposarmi. Ma io, a quell’epoca, credevo al detto “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Secondo, prima di accasarmi, volevo conoscere il mondo. Volevo diventare psicologicamente più maturo e, per farlo, dovevo fare molte esperienze, specialmente nei rapporti tra i sessi.
Tuttavia, questo fatto che si era invaghita di me si diffuse in tutta l’università e mi diede molta notorietà. La prof. era una delle più stimate nella nostra facoltà ed io mi trovai al centro di un pettegolezzo infinito nella mensa universitaria.
Tutti volevano sapere come avevo fatto a farla invaghire di me. Io ero al primo anno di università, ma ero più grandicello dei miei colleghi di corso. L’università mi aveva fatto cambiare stile di vita. Mi ha quasi costretto a rivoluzionare il mio ritmo circadiano.
Undici ore di sonno erano troppe. Io volevo, e dovevo, studiare seriamente. Ma volevo anche prendermi i piaceri che un ragazzo sogna a quell’età. Ho diviso la giornata in tre blocchi di otto ore. Otto per lo studio, otto di sonno, otto per il divertimento. Ma questa formula l’ho applicata con molta flessibilità. La notte studiavo dalle 21 alle due. Ma, puntualmente, alle 8, “sveglia al mattino” (la mia preferita) dolcissimamente mi traghettava alla veglia. Altre due ore di sonno le recuperavo nel pomeriggio.
L’amicizia con i clienti del bar, dove lavoravo, mi ha aiutato a scoprire una MIA DIVERSITA’ PSICOLOGICA molto importante. Verso i 13 anni questi amici decisero che era venuto il momento di portarmi a “femmine”. Organizzarono la mia entrata nel sesso praticato con la tenutaria di una casa di appuntamento nella COSENZA STORICA.
Vestivo ancora i pantaloncini. Di soppiatto mi fecero entrare direttamente in una stanza, dove c’era una bellissima ragazza di 18/20 anni che mi aspettava. Non era una professionista. Era una ragazza che guadagnava qualcosa con queste occasioni speciali e riservatissime. Riservatissime anche per il suo anonimato. Io ero un’occasione speciale. Doveva essere lei ad aprirmi ai nuovi orizzonti.
A pensarci ora, la preoccupazione dei miei amici è stata molto affettuosa. Non volevano che io iniziassi con una del mestiere. E credo che quella ragazza sia costata loro un bel po’ di soldi. Tranne io, nessuno dei miei amici ha avuto modo di vederla. La padrona di casa l’aveva fatta entrare da una porta laterale che dava direttamente alla stanza, dove è avvenuto l’incontro.
Poverina, ha tentato in tutti i modi. Non c’è stato nulla da fare. Lei era preoccupata per la sua reputazione. Non l’avrebbero chiamata più. E lei aveva bisogno di guadagnarsi qualche soldo extra. Così decidemmo di inventarci grandi battaglie. Il suo futuro guadagno era salvo. In quanto a me non ero preoccupato. Conoscevo bene me stesso. Sapevo che quella era un’eccezione.
Avevo cinque anni di tirocinio. Avevo scoperto il fai da te ad otto anni. Con i compagni del quartiere giocavamo anche a chi lo faceva arrivare più lontano, Ricordando, ora posso dire che era bello vedere quei 7/8 ragazzi rigorosamente allineati che partecipavano alla gara.
Noi eravamo ragazzi di strada. Ma non come quelli di oggi. Noi eravamo buoni. Facevamo solo marachelle tra di noi. La violenza verso gli altri, o verso le cose, era lontanissima dai nostri pensieri.
Ma, comunque, con mio stupore, ho dovuto scoprire che quella che io ritenevo in’eccezione si ripeteva sempre quando con i miei amici si andava a “femmine” nei “bordelli”. Una cosa avevo confusamente capito. Con un certo tipo di donna non sarei mai potuto andare. Perché mi succedesse questo non sapevo spiegarmelo. Ma, a quell’epoca, non avevo nemmeno gli strumenti intellettuali per tentare una spiegazione. Non sapevo nemmeno che fosse un fatto non fisico, ma psicologico. Sapevo che mi accadeva e basta.
Alla sua spiegazione ci sono arrivato da studente universitario a Napoli. Abitavo, volutamente, in una casa di appuntamento di alto bordo a ridosso della riviera di Chiaia. Avevo scelto quella casa perché volevo avere la massima libertà in entrata e in uscita.
L’esperienza che avevo fatto sul sesso mi aveva fatto capire che il sesso può essere vissuto in due modi: come OSSESIONE SCHIAVIZZANTE INDISTINTA, a cui si finalizza tutto, o come un sereno ed armonioso equilibrio psicofisico tra due persone che si amano..
I due modi non erano e non sono antitetici. Il maschio arriva al secondo solo se il primo è stato esaustivo, se ha subito un’evoluzione a livello psicologico, altrimenti quella carica giovanile ossessiva rischia di portarsela dietro per tutta la vita. Un detto scritto sulle ceramiche paragona l’uomo al treno.
Nell’età giovanile è un ACCELERATO: SI FERMA A TUTTE LE STAZIONI. Ma io preferisco usare l’immagine di un esploratore che sente il BISOGNO BIOLOGICO di piantare una BANDIERINA in ogni lembo di “TERRA” che incontra sul suo CAMMINO CATARTICO.
Perché di un CAMMINO CATARTICO si tratta. Se il giovane è dotato di personalità, non appena raggiunge una maturità psicologica soddisfacente, si libera presto di questa fase INDISTINTA per raggiungere l’ EQUILIBRIO PSICOFISICO della maturità.
La mia FASE CATARTICA non durò molto. Ma fu intensissima. Le mie “fidanzate”, non per mia colpa, ben presto divennero quattro. Compresa la prof.: Sveglia al mattino. Colazione nella tarda mattinata. Pisolino pomeridiano. Il bromuro serale.
La mia padrona di casa mi diceva che, con quel ritmo, sarei finito in un cronicario
Acquistata la mia sicurezza psicologica come uomo, e non nascondo che mi sono appropriato di molti elementi della psicologia femminile, mi resi subito conto che i grandi numeri possono essere racchiusi efficacemente nell’UNA, o, meglio, nella MOLTEPLICITA’ DELL’UNA.
Nel mio ritorno “TRA LA PERDUTA GENTE” di Cosenza, dopo cinque anni di assenza, mi proposi di fare astinenza almeno per un biennio. Sentivo fortemente il bisogno di MONDARMI. Ma il fato volle che incontrassi subito la ragazza che sarebbe diventata mia moglie e madre delle mie tre splendide figlie.
CONTINUA
giovedì 8 ottobre 2009
FRANCO FELICETTI’S STORY (6)
LA CUSTODE DELLA SPECIE
Il caso del fidanzato di pisolino pomeridiano era emblematico. Come era emblematico anche il caso del mio amico “maschietto” durante gli esami di Stato, di cui parlerò più avanti. Moltissimi giovani di ieri e di oggi hanno una fragilità psicologica per cui non sanno affrontare situazioni difficili. Mentre hanno un’ottima intelligenza, che maschera questa loro fragilità fino al momento della CRISI.
Era stato così anche per il mio amico quando facevo il fotografo. Minacciato col coltello dalla sua ragazza-amante, non seppe reagire. Non seppe essere all’altezza della situazione e si dimostrò per quello che era: un immaturo piagnucoloso.
L’essere umano, a livello di personalità, è composto, principalmente, da due elementi fondamentali. L’elemento PSICOLOGICO, che dà STABILITA’ e FORZA DI CARATTERE, e l’elemento RAZIONALITA’, che dà la capacità di AFFRONTARE E RISOLVERE QUALSIASI PROBLEMA.
Lo sviluppo psicologico e quello razionale non necessariamente viaggiano di pari passo. Si possono trovare persone adulte altamente razionali, ma psicologicamente rimaste immature. Questo si può verificare, e si verifica, nell’uomo moderno, ma anche in qualche donna, che, per qualche trauma, rimane bloccata nel suo sviluppo psicologico.
Questi sono casi rarissimi, ma sono pericolosissimi perché possono distruggere un uomo. Molti uomini. Basta ricordare la psicologia dell’ANGELO AZZURRO, descritta nell’omonimo film. Io ho avuto la fortuna di incontrare un ANGELO AZZURRO. Una donna di un’intelligenza straordinaria, ma con una psiche di una bambina di sette anni, che vuole la “BAMBOLA” che non ha o che appartiene a qualchedun’altra. Ma, appena avutala, la distrugge. Per ricominciare daccapo. Ma questi sono casi patologici.
Nella normalità, gli sbarramenti psico-fisici della donna le danno un equilibrio psicologico più maturo di quello dell’uomo. Lei attraversa le FASI DI CRESCITA in modo cosciente.. La ragazza sa che, ad una certa età, lascia la condizione di ragazza per diventare “SIGNORINA” e viene preparata a questo evento molto atteso. Ecco perché si verifica il mutamento psicologico.
Al povero ragazzo, in cui si verifica lo stesso fenomeno biologico della pubertà, nessuno lo prepara per dirgli che, da quel momento, lascia la condizione di ragazzo e diventa “GIOVANOTTO”, cioè diventa capace di procreare. Così ragazzo era e ragazzo rimane
Quando la “signorina” si sposa, non solo si appropria del ruolo di CUSTODE DELLA SPECIE, ma subisce un altro mutamento psicologico molto importante. Sa che lascia una CONDIZIONE DI ASSISTITA per diventare “dirigente” in quanto deve gestire una casa. Il povero “giovanotto” ASSISTITO era e assistito rimane. Prima c’era la madre, ora c’è la moglie. Molto spesso tra suocera e nuora c’è il passaggio delle consegne.
Da sposato, l’uomo gode di uno SPECIALE PRIVILEGIO. Ma per poco. Se la donna è innamorata, lo METTE AL CENTRO DEI SUOI INTERESSI. All’arrivo del primo figlio, o se non ha saputo rispondere alle aspettative della donna, egli smette di SVOLGERE LA SUA FUNZIONE di centralità nella vita della donna.
Anche la maternità costituisce un forte stacco psicologico per la donna. Ella non è più solo moglie. Diventa madre. Per nove mesi vive in simbiosi col nascituro e tra i due si stabiliscono dei legami fortissimi. L’uomo ha conquistato la paternità grazie a un atto di piacere.
Ma può conquistarsi un posto di rilievo nella vita dei figli, anche superiore a quello della donna, se sa DARE AMORE. Se sa guidarli ed aiutarli nella loro fase di crescita umana e culturale. Ma questo può farlo solo se è ritenuto un MODELLO valido. Ma non sempre è così. Spesso i figli i modelli se li devono cercare fuori dalla famiglia.
CONTINUA
Il caso del fidanzato di pisolino pomeridiano era emblematico. Come era emblematico anche il caso del mio amico “maschietto” durante gli esami di Stato, di cui parlerò più avanti. Moltissimi giovani di ieri e di oggi hanno una fragilità psicologica per cui non sanno affrontare situazioni difficili. Mentre hanno un’ottima intelligenza, che maschera questa loro fragilità fino al momento della CRISI.
Era stato così anche per il mio amico quando facevo il fotografo. Minacciato col coltello dalla sua ragazza-amante, non seppe reagire. Non seppe essere all’altezza della situazione e si dimostrò per quello che era: un immaturo piagnucoloso.
L’essere umano, a livello di personalità, è composto, principalmente, da due elementi fondamentali. L’elemento PSICOLOGICO, che dà STABILITA’ e FORZA DI CARATTERE, e l’elemento RAZIONALITA’, che dà la capacità di AFFRONTARE E RISOLVERE QUALSIASI PROBLEMA.
Lo sviluppo psicologico e quello razionale non necessariamente viaggiano di pari passo. Si possono trovare persone adulte altamente razionali, ma psicologicamente rimaste immature. Questo si può verificare, e si verifica, nell’uomo moderno, ma anche in qualche donna, che, per qualche trauma, rimane bloccata nel suo sviluppo psicologico.
Questi sono casi rarissimi, ma sono pericolosissimi perché possono distruggere un uomo. Molti uomini. Basta ricordare la psicologia dell’ANGELO AZZURRO, descritta nell’omonimo film. Io ho avuto la fortuna di incontrare un ANGELO AZZURRO. Una donna di un’intelligenza straordinaria, ma con una psiche di una bambina di sette anni, che vuole la “BAMBOLA” che non ha o che appartiene a qualchedun’altra. Ma, appena avutala, la distrugge. Per ricominciare daccapo. Ma questi sono casi patologici.
Nella normalità, gli sbarramenti psico-fisici della donna le danno un equilibrio psicologico più maturo di quello dell’uomo. Lei attraversa le FASI DI CRESCITA in modo cosciente.. La ragazza sa che, ad una certa età, lascia la condizione di ragazza per diventare “SIGNORINA” e viene preparata a questo evento molto atteso. Ecco perché si verifica il mutamento psicologico.
Al povero ragazzo, in cui si verifica lo stesso fenomeno biologico della pubertà, nessuno lo prepara per dirgli che, da quel momento, lascia la condizione di ragazzo e diventa “GIOVANOTTO”, cioè diventa capace di procreare. Così ragazzo era e ragazzo rimane
Quando la “signorina” si sposa, non solo si appropria del ruolo di CUSTODE DELLA SPECIE, ma subisce un altro mutamento psicologico molto importante. Sa che lascia una CONDIZIONE DI ASSISTITA per diventare “dirigente” in quanto deve gestire una casa. Il povero “giovanotto” ASSISTITO era e assistito rimane. Prima c’era la madre, ora c’è la moglie. Molto spesso tra suocera e nuora c’è il passaggio delle consegne.
Da sposato, l’uomo gode di uno SPECIALE PRIVILEGIO. Ma per poco. Se la donna è innamorata, lo METTE AL CENTRO DEI SUOI INTERESSI. All’arrivo del primo figlio, o se non ha saputo rispondere alle aspettative della donna, egli smette di SVOLGERE LA SUA FUNZIONE di centralità nella vita della donna.
Anche la maternità costituisce un forte stacco psicologico per la donna. Ella non è più solo moglie. Diventa madre. Per nove mesi vive in simbiosi col nascituro e tra i due si stabiliscono dei legami fortissimi. L’uomo ha conquistato la paternità grazie a un atto di piacere.
Ma può conquistarsi un posto di rilievo nella vita dei figli, anche superiore a quello della donna, se sa DARE AMORE. Se sa guidarli ed aiutarli nella loro fase di crescita umana e culturale. Ma questo può farlo solo se è ritenuto un MODELLO valido. Ma non sempre è così. Spesso i figli i modelli se li devono cercare fuori dalla famiglia.
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